Si si, tranquillo si va su di là….. fidati Fede. Allora, questo buco è pieno di terriccio giallo, ma in fondo non è male, la cengetta è regolarmente stratificata di limo, si quello che si studiava alle scuole medie che accompagnava i fertili raccolti del fiume Nilo, ma comunque la afferro con vigore a mano aperta schiacciando ogni sorta di lumachina, insetto o formica, lo spit è già sotto ai piedini e il tallone per quanto basso lo tenga inizia a vibrare sul fragile appoggino. Alzo il braccio sinistro con il fedele amico Alessio che mi incita, schiaccio una tacca che a sua volta si aggrappa alla parete rocciosa, la mano destra trova un centimetro di spallatina, spalmo il piede alto sulla sinistra a spingere e tiro un blocco alla buona presa in alto, ringraziando Mauro per la mescola delle scarpette e Alessio per l’incitamento….. E anche il secondo tiro di 7a+ è avvistato. Ora parte Alessio, sparisce dietro ad uno spigolo e prosegue veloce e sicuro, del resto è la sua creatura questa via e per me è un onore ripeterla assieme a lui oltrechè un piacere poter scalare con un grande amico ed alpinista fortissimo.

Tocca a me, parto a spron battuto e salgo questo diedro che ha una faccia composta da toppe di erba ramponabili e l’altra di roccia molto buona, come dire le due facce della Valsugana, roccia ottima o toppe erbose, superstrada e valli deserte, cemento e foresta, fiume e rocce che Alessio conosce benissimo e che ha arricchito con alcune perle di vie…. c.a.r.a., sopra il teatro, la gioia nel silenzio, momento libero, giallomania ed ora l’ultima nata che sta sotto alle mie dita e ai miei piedi, Angelo mio. Ora salgo gli ultimi due tiri da primo, per me 6b 6b+ o giù di là, roccia ottima confidando in innumerevoli ripetizioni si pulirà ancora di più, una linea così bella in ambiente austero meriterebbe fortuna e gloria, anche più di molte gettonate vie della famosa e pur bellissima Arcolandia, ma purtroppo so già che non sarà così. E lo sa anche Alessio. Oggi siamo stati una giornata soli senza anima viva intorno. Nessuno scalava in Valgadena, nessuno stringeva le tacche di Cara o saliva il diedro di sopra il teatro, Nessuno testava l’obbligatorio della Gioia nel silenzio o il traverso senza scampo di Giallomania. Troppo avvicinamento, troppo difficile, roccia cosìcosì, chiodatura lontana. Più facile fare un 7b famoso magari dopo aver buttato via una corda a forza di provarlo prima top rope…..

In realtà gli arrampicatori odierni si scostano poco o nulla dalla modernità della massa attuale, essi cercano la comodità ed il consenso delle persone: ravanare in mezzo ai rumeghi alla ricerca dell’attacco non interessa a nessuno, nemmeno fare 10 metri di volo per fare un 6C in una parete fuori dal mondo magari con un appiglio in mano interessa più a nessuno, dover salire un tiro e pulirlo alla ricerca della sequenza di prese giuste anzichè trovarlo già bello segnato dal magnesio è cosa che ai più dà fastidio….. In sostanza mi pare che dell’Avventura si sono perse le tracce e sarà ben difficile ritrovarle se solo pochi sparuti le continuano a cercare. Ma, in ogni caso come dicono spesso i vecchi della Valsugana, MEJO POCHI MA BONI.

