Parecchi anni fa, dopo un paio di tentativi falliti a causa del maltempo riuscii a ripetere la “via del Drago” del celebre e avanguardista alpinista J.C.Barbier. Poichè il grado per me, al tempo almeno, era come si suol dire “allimite”, tutta la mia attenzione era posta sul lato tecnico e psicologico della scalata, mentre non posi particolare attenzione al suo nome. “Via del Drago”.
Una volta tornato tra il cemento di casa, la curiosità iniziò a farmi andare alla ricerca di qualche informazione maggiore su questo essere sputafuoco e scoprii che corrispondeva, per trasposizione figurativa, secondo il pensiero del grande solitario Belga, all’Avventura.
Divenne così, in quel periodo dominato dalle vie aperte con grande uso del chiodo ad espansione, o ancor peggio del compressore, una via in antitesi, tutta in libera con difficoltà non elevatissime e linea logica. Fu una salita che precedeva di qualche anno e pose le basi di quello che fu poi il pensiero della corrente dei Messner e del suo articolo “L’assassinio dell’impossibile”, dei Casarotto e il setimo grado, dei Cozzolino e la magnesite, alpinisti di spessore elevatissimo ed avventurieri senza pari:non uccidiamo il drago dell’Avventura, tutt’altro, alimentiamolo, avendone rispetto e timore. Impariamo a conviverci e solo attraverso questa strada potremo ottenere un avanzamento tecnico e psicologico, in una parola sola avremo il PROGRESSO.
Oggi il progresso passa invece per strade differenti. Si pensa che divieti e limitazioni possano dar luogo ad una maggiore fermezza. Stanno cercando di limitare sempre più l’avventura ed il suo terreno principale ossia l’ambiente. Costruzioni, strade, case, deforestazioni, rifugi, seggiovie, inquinamento e scavi sulle rocce continuano ad imperare, mentre i vari governanti censori e difensori della (falsa) morale sono sempre più intenzionati a reprimere, limitare e condannare attività quali l’alpinismo, la speleologia, il volo libero e a rendere ultrasicure le altre: caschetti, casacche rinfrangenti, ginocchiere, regole, regolamenti, divieti ed obblighi, abbigliamenti tecnologici ci hanno resi prigionieri anche nel nostro tempo libero.
Da questi presupposti si evidenzia che è molto più facile condannare pochi individui che praticano attività aventi scarso indotto economico e scarso impatto ambientale, piuttosto che andare ad agire su altre forme sportive – che stimo ed apprezzo comunque – quali automobilismo, motociclismo, calcio (anatema!!), o forme di impatto sociale tipo l’educazione alimentare, la lotta al tabagismo o all’abuso di alcool, o ancora peggio, andare a limitare certi tipi di abusi ambientali! Questi ultimi ambiti fanno viaggiare l’economia ed impongono scelte coraggiose che vanno contro quei “poteri forti” che realmente governano il pianeta.
Ma questo non è progresso, questo è allineare la gente allo standard della società odierna, riempendola di beni economici spesso futili per farla stare zitta, facendola sentire libera dentro ad un recinto. In sostanza è molto più facile governare un gregge di milioni di pecore che qualche centinaio di tigri.
Allora avanti così, mettiamo in gabbia le tigri e uccidiamo il Drago.
Fedeclimb76

