Written by 20:31 Alpinismo, Arrampicata

Il fine non giustifica i mezzi

Ho sempre letto questo vivace scritto dell’amico Michele con interesse ma probabilmente senza capirlo fino in fondo….. Probabilmente pensavo, nasce da un normale atteggiamento di attrito tra generazioni differenti, tra momenti di passaggio e cambio di stili e generi. Oggi, in un periodo in cui sto diventanto allergico alla massificazione delle falesie ed inizio ad odiare le sale indoor che hanno spesso creato arrampicatori di plastica, e a capire chi mantiene segreti i nuovi spot, sono inciampato nuovamente in questa letttura e devo dire che…… mai testo fu provocatoriamente e sarcasticamente più realistico. In vent’anni – e non sentirli!! – di scalata, sovente mi sono ritrovato in questa situazione, provando profondo disagio: troppe volte prima di scalare ho dovuto pulire un tiro e togliere quei maledetti segnacci di magnesio, troppe volte ho visto penzolare per anni preparati, allungati, cordoni e merda simile che, oltre a sminuire la bellezza di una linea di scalata la rendono accessibile anche a chi non ha il livello:

Covolo…. purtroppo

´quasi quasi provo a salirla, casomai ci sono i fissi e mi calo`. Senza contare la comprovata pericolosità dovuta all’usura del materiale che rimane in loco. E poi troppe volte vedere atteggiamenti di maleducazione, gente che si gira e piscia proprio dinnanzi alla roccia, gente che urla, sbraita, lascia immondizie, corde penzolanti, vie occupate per ore ed ore, cicche ovunque e infine la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la distruzione di un pezzo di storia del finalese e dell’arrampicata. Moonrunner non esiste più, http://liguriaverticale.blogspot.it/2016/04/finale-moon-runner-non-c-piu.html  scavata la presa chiave e distrutto il mio sogno – e quello di forse pochi altri visto lo stile d’antan – di poter stringere le prese che furono di Gallo e Martino Lang…… ma cosa importa, ora quella tacca è più ergonomica, fa meno male alle dita e la via è più adatta alla scalata, più vendibile, più adatta al pubblico….. pare di stare ad ascoltare un commerciante. A me piaceva demolirmi le dita per provarla e continuare a sognare che forse un giorno l’avrei fatta, magari combattendo fino all’ultimo perchè, sono certo, il fine non giustifica i mezzi.

Compagni di scalata

Ora capisco a pieno l’amico Michele e, oramai da un po’ mi sto nascondendo nei meandri delle vallate vicentine, lontane dal Covolo o Lumignano, da Ceredo o Arco lontano dalla folla impazzita, lontano dal mondo a tratti congestionato dalla foga realizzativa dell’arrampicata, forse dovrò togliere qualche ragnatela dai buchi e prendere qualche zecca, magari anche camminare tra le erbacce per raggiungere la falesia e guardare se gli spit ai quali mi appendo sono ancora decenti oppure cacciare qualche volo un po’ più lungo del previsto perchè su quella tacca da prendere al lancio non c’è segno di magnesite o forse, più semplicemente, non ho il livello per stare al passo con gli stritolatori di prese di oggigiorno che mi irriderebbero su certi tiri o certi boulder che passeggiano a memoria….. allora a questo punto, dopo aver per un giorno combattuto su quel tiro imbucato lassù per capirne i movimenti e pur essendo astemio mi sa che farò compagnia a Michele con quel Cabernet dei Berici al quale aggiungiamo anche un panino con la soppressa.

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